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Il nostro modo di fare business coaching è una costante ricerca e un continuo sviluppo che nasce in stretta relazione con i clienti con i quali lavoriamo. E' un insieme di conoscenza tacita, implicita ed esplicita in costante evoluzione per creare valore a individui, team e organizzazioni. In questo blog condividiamo gli apprendimenti acquisiti nella quotidianità del nostro operare.



14.6.2018
Io non sono creativo! Posso diventarlo?
Anja Puntari
Senior Business Coach e Docente SCOA

Spesso in aula nelle varie aziende dove lavoro come business coach e facilitatore sento dire: "La creatività non mi appartiene." "Non sono una persona creativa". "Il mio lavoro non richiede la creatività". 

E' come se la creatività venisse associata soltanto a mestieri dichiaratamente creativi come fare il designer o l'artista. In questa percezione la creatività è un dono di cui pochi eletti possono beneficiare, un talento con cui alcuni esseri umani nascono, negato ad altri, utile soprattutto in determinati ambiti. 

Ma avere la sveltezza di risolvere situazioni, problemi, a volte anche catastrofi non è forse pane quotidiano di chi lavora in azienda? Ci sono anche due competenze specifiche riservate a queste attività: problem solving e disaster management. 

Oppure inventare dei prodotti, dei servizi, dei modelli comportamentali più funzionali alla situazione attuale non appartiene forse alla sfida costante di ogni impresa che vuole rimanere a galla nella competizione attuale?

Cos'è la creatività e cosa significa creare?

Nel mondo che cambia e che va sempre più verso la tecnologizzazione dei processi di lavoro c'è un aspetto che rimane appannaggio dell'uomo e di cui ci sarà sempre più bisogno.

La creatività, quella facoltà che permette di interconnettere in maniera inusuale, originale ed unica elementi dati. Questa come altre definizioni pone l'accento su due aspetti fondamentali: l'interconnessione e la preesistenza degli elementi da mettere in relazione. 

La credenza, infatti, che la creatività attenga all'azione, quasi divina, di generare qualcosa dal nulla è del tutto infondata. 

Nella realtà, del tutto umana, creare ha un significato meno onnipotente e proprio per questo più accessibile e straordinariamente intrigante

Ce lo insegna chiaramente l'arte contemporanea, che ha fatto della capacità di associare, decostruire, ricomporre e decontestualizzare gli strumenti di base di una creatività che ha capovolto la stessa idea di arte. 

Nicolas Bourriaud su questo ha scritto un piccolo classico chiamato "The Postproduction", dove spiega come nel mondo dell'arte sia diventato negli anni 80 prassi quotidiana creare opere nuove partendo da quelli esistenti. La conoscenza dell'artista sta nell'abilità di rimodellare l'esistente non partendo da zero.

La creatività: un "muscolo" che si può allenare

[fig. Albano Morandi, La ragazza con turbante, installazione 2014, 8 stampe e cornici recuperate e cavalletto, dimensioni ambientali.]

Non sorprende quindi apprendere che nella realtà la creatività è una competenza di cui tutti quanti siamo dotati, un muscolo, usando non a caso una metafora, che può essere allenato per acquisire volume e potenza. 

Esiste infatti la possibilità esercitare questa nostra facoltà di cui nasciamo abbondantemente dotati, ma di cui veniamo progressivamente privati da fattori di varia natura, che portano ad un progressivo ingabbiamento del pensiero e, quindi, dei suoi "manufatti". 

Non è un caso che il padre dell'analisi transazionale, Erik Berne, sostenesse che nasciamo principi e diventiamo ranocchi. Nasciamo quindi dotati di infinite potenzialità e finiamo per uniformarci a schemi di pensiero e quindi di comportamento conformi ad attese, culture, consuetudini, che il contesto, famigliare, sociale, aziendale ci impone.

Essere creativi: un vantaggio competitivo

Niente di più pericoloso per una società che come non mai oggi ha bisogno di pensieri e comportamenti laterali, in grado di azzardare percorsi inesplorati, osare accostamenti arditi, creare famigliarità tra concetti estranei. Nei tempi e negli spazi che si sono fatti sempre più ristretti e veloci, i percorsi lineari del pensiero complicato sono un lusso privo della necessaria efficacia. I circuiti del pensiero devono farsi snelli e veloci, agili e brevi, in grado di approssimare una perfezione mai raggiunta, ma "infinitamente" raggiungibile. 

Saper creare diventa quindi una competenza strategica e distintiva dell'uomo rispetto alla macchina, dell'azienda efficace e non solo efficiente. 

Creare nella contemporaneità odierna è un atto di ribellione liberatrice e di infantile genuinità, che sa spingersi laddove altri non hanno nemmeno immaginato la possibilità di farlo, allargando la mappa delle possibilità oltre il concetto stesso della bellezza o dell'utilità.

Arte contemporanea e business coaching

E' anche per questa ragione che l'arte contemporanea è divenuta uno strumento potentissimo per il business coaching, dove nello spazio neutro dell'incontro il giudizio, principale responsabile della mortificazione della creatività, viene sospeso e ogni pensiero, emozione, comportamento può e deve esprimersi, per poter essere ricomposto in interpretazioni e formule nuove e utili alla crescita del coachee. 

Creare quindi implica un'immersione dello scandaglio fisico ed emotivo nelle recondite insenature delle nostre emozioni per riemergere con la rinnovata consapevolezza delle loro esistenza. La creatività allora ci viene in aiuto per immaginare nuovi modi di agire, di relazionarci, di risolvere problemi, di decidere rompendo la catena di vecchie routineormai inefficaci, ma diabolicamente rassicuranti. Per il business coaching una straordinaria miniera di possibilità per abilitare a nuove competenze e quindi a nuovi comportamenti. 


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